Il taccuino di Maurizio Nicosia
Maurizio Nicosia

Maurizio Nicosia

Come diceva Marcel Duchamp, sono uno che respira. E potrei respirare meglio, se non fumassi. Al fumo, comunque, sono abituato sin da piccolo: sono nato sotto un vulcano. Ho abitato in diverse città d’Italia, e attualmente il campo base è nei pressi di Ravenna.

Avrei potuto studiare architettura a Milano e praticare la fotografia, ma la voglia di uscir di casa e l’amore per le immagini m’hanno condotto a Bologna, tra i «facoceri» del DAMS (la definizione è di Paz). Una bella casa da studente in via Castiglione, a due passi dalle due torri, è stata il porto di mare per amici di tutt’Italia.

Andrea Emiliani ha avuto l’immensa pazienza di seguire la mia tesi e così, d’un tratto, ho scoperto d’essere divenuto «dottore in discipline delle arti». Dopo vari lavori e collaborazioni nel campo della grafica, della pubblicità e dell’illustrazione, mi sono imbarcato nella lotteria dei concorsi, approdando alle scuole superiori e infine all’accademia di belle arti.

La fotografia è per me esercizio d’osservazione e distillazione, lo strumento per indossare uno sguardo ancora capace di meravigliarsi del mondo, pronto a coglierne la vita sottesa che l’abitudine ci nasconde. È il tentativo di cogliere l’istante e cercare di sottrarlo alle onde del tempo. È difficile riuscirvi, ma l’esperienza che ne traggo è per me motivo di crescita e d’apprendimento del mondo che mi circonda.

Alcuni miei scritti in rete:

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