Locus solus » Ipse dixit
Il taccuino di Maurizio Nicosia

Pensieri sulla fotografia. Aggiorna la pagina, se vuoi leggerne altri

  • L'ombra del sole
    M'attira il tuo sorriso come
    Potrebbe attirarmi un fiore
    Fotografia tu sei il fungo bruno
    Della foresta
    La sua bellezza
    I bianchi sono
    Un chiaro di luna
    In un pacifico giardino
    Pieno d'acque vive e d'indiavolati giardinieri
    Fotografia sei il profumo dell'ardore
    La sua bellezza
    E ci sono in te
    Fotografia
    I toni illanguiditi
    Vi si sente
    Una melopea
    Fotografia tu sei l'ombra
    Del sole
    Tutta la sua bellezza.
    Guillaume Apollinaire
  • Iniziare una conversazione
    Quando fotografo cerco una sorta di risonanza, un collegamento, cerco di riconoscere una scintilla. Di solito, non preparo in modo complesso i miei viaggi. Cammino, esploro e fotografo. Non so mai se resterò in un posto per alcuni minuti, per ore o per giorni. Avvicinarmi al soggetto da fotografare è per me un po’ come incontrare una persona e iniziare una conversazione. Come si fa a sapere in anticipo quale sarà l’oggetto della discussione, quanto potrà diventare intimo il dialogo, per quanto tempo durerà il rapporto?
    Michael Kenna
  • Riproduce all'infinito
    Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più ripetersi esistenzialmente
    Roland Barthes
  • Suggerimenti o affermazioni
    Una differenza molto importante tra il colore e la fotografia monocromatica: in bianco e nero suggerisci; a colori affermi.
    Paul Outerbridge
  • Un museo di oggetti
    La fotografia ha capovolto gli scopi del viaggio, che consistevano un tempo nell'incontro con cose strane e non familiari: il mondo diventa una specie di museo di oggetti che abbiamo già incontrato in qualche altro medium. Il turista che arriva alla torre pendente di Pisa o al Grand Canyon dell'Arizona può ora limitarsi a verificare le proprie reazioni di fronte a cose che gli sono da tempo familiari e scattare a sua volta delle foto.
    Marshall McLuhan