Il taccuino di Maurizio Nicosia

Pensieri sulla fotografia. Aggiorna la pagina, se vuoi leggerne altri

  • Iniziare una conversazione
    Quando fotografo cerco una sorta di risonanza, un collegamento, cerco di riconoscere una scintilla. Di solito, non preparo in modo complesso i miei viaggi. Cammino, esploro e fotografo. Non so mai se resterò in un posto per alcuni minuti, per ore o per giorni. Avvicinarmi al soggetto da fotografare è per me un po’ come incontrare una persona e iniziare una conversazione. Come si fa a sapere in anticipo quale sarà l’oggetto della discussione, quanto potrà diventare intimo il dialogo, per quanto tempo durerà il rapporto?
    Michael Kenna
  • Riproduce all'infinito
    Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più ripetersi esistenzialmente
    Roland Barthes
  • Troppo forte
    Nella fotografia a colori c’è una nota di realismo che dà una connotazione troppo forte. Trovo che il bianco e nero, invece, sia assolutamente astratto.
    Rodolfo Fiorenza
  • Sia il taccuino di chiunque
    Bisogna che [ la fotografia ] torni al suo vero compito, quello di essere la serva delle scienze e delle arti, ma la serva umilissima, come la stampa e la stenografìa, che non hanno né creato né sostituito la letteratura.
    Arricchisca pure rapidamente l’album del viaggiatore e ridia ai suoi occhi la precisione che può far difetto alla sua memoria, adorni pure la biblioteca del naturalista, ingrandisca gli animali microscopici, conforti perfino di qualche informazione le ipotesi dell’astronomo; sia, insomma, il segretario e il taccuino di chiunque nella sua professione ha bisogno d’un’assoluta esattezza materiale, fin qui nulla di meglio.
    Salvi pure dall’oblio le rovine cadenti, i libri, le stampe e i manoscritti che il tempo divora, le cose preziose di cui va sparendo la forma, che chiedono un posto negli archivi della nostra memoria: sarà ringraziata e applaudita.
    Charles Baudelaire
  • Un museo di oggetti
    La fotografia ha capovolto gli scopi del viaggio, che consistevano un tempo nell'incontro con cose strane e non familiari: il mondo diventa una specie di museo di oggetti che abbiamo già incontrato in qualche altro medium. Il turista che arriva alla torre pendente di Pisa o al Grand Canyon dell'Arizona può ora limitarsi a verificare le proprie reazioni di fronte a cose che gli sono da tempo familiari e scattare a sua volta delle foto.
    Marshall McLuhan