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    Allitterazioni visive


André Disdéri, Michaud sur son velocipede, 1867


Disdéri, in certo senso, è il nonno di Warhol. È l’artefice dell’immagine in serie, dell'immagine di massa. Nel 1854 brevetta la carte de visite fotografica, un’immagine di 8,5×6 centimetri che permette la ripresa simultanea di otto fotografie sulla stessa lastra. L’immagine-condominio, insomma.
A prezzi popolari: un ritratto costava tra i 50 e i 100 franchi, mentre lui vendeva una dozzina di cartes de visite a 20 franchi. Ed è il successo. Oltre Parigi apre studi a Tolone, Madrid, Londra. Arriva a vendere sino a duemila quattrocento foto al giorno. Infine brucia la fortuna accumulata e muore in miseria.

Persino i cadaveri dei comunardi sotto i suoi occhi diventano serie. L’ordinata fila di bare che contengono i corpi trucidati, nella sua elementare ripetizione, rende insopportabile la crudezza della morte.
Quattro anni prima Disdéri aveva scelto una via meno diretta: per sineddoche, esponendo la parte per il tutto. Dell’imperatore Massimiliano I, fucilato in Messico nel 1867 dai suoi oppositori nazionalisti, mostra il panciotto crivellato di colpi. La morte qui si cela, e l’immagine diviene enigmatica. Non riconosciamo tracce di sangue, il panciotto sembra animato, fluttuante nell’aria, ma la sua fredda ripetizione e i fori che si susseguono fotogramma dopo fotogramma alludono a una storia su cui l’immagine è reticente.

André Disdéri, Panciotto dell'imperatore Massimiliano I, 1867
André Disdéri, Panciotto dell'imperatore Massimiliano I, 1867

Disdéri non è stato in Messico e non ha assistito alla fucilazione dell’imperatore. V’era stato François Aubert, fotografo a corte di Massimiliano I. Gli fu impedito di fotografare l’esecuzione. Ne fece uno schizzo, quindi fotografò le spoglie, come la camicia e la salma, che Disdéri replicherà nei corpi dei comunardi.

Disdéri, tra le varie foto di Aubert, sceglie il panciotto. Nessuna traccia visibile di sangue, i fori galleggianti nello spazio vuoto e indeterminato. Sceglie la reliquia più gelida, la elegge a icona dell’evento, e la rifotografa. Fotografa una foto. È un’operazione squisitamente “warholiana” e pop ante litteram. Agli antipodi di Manet.

Andy Warhol, Electric chair, 1964
Andy Warhol, Electric chair, 1964

Warhol ha “disderato” Marilyn Monroe, e innumerevoli altri soggetti. Alla morte dell’attrice anch’egli sceglie una foto, tra le più celebri, e la replica all’infinito, facendone un’icona.
Ma segue quasi alla lettera nonno Disdéri nelle serie sulla sedia elettrica, e nel suo sviluppo più disderiano, il Disastro rosso. Anche qui la parte per il tutto, anonima e glaciale, desolata. Disdéri allinea e itera sulla lastra gli effetti dell’esecuzione, Warhol lo strumento d’esecuzione. Nel Disastro rosso tuttavia il contrasto deciso, ossessivo e soverchiante, il colore forte che dilaga, urlano ciò che l’immagine altrimenti non racconterebbe.
La violenza sull’immagine è ciò che differenzia il nipote dal nonno. Ma ambedue, in definitiva, restano allitteratori seriali.

Andy Warhol, Electric chair red disaster, 1964
Andy Warhol, Electric chair red disaster, 1964

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