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  • STORIE

    Mario, cioè Qemal


  • Come ti chiami?

S'è seduto al tavolo accanto al mio, ha ordinato un bicchiere di vino. Tutti, intorno a lui, conversano. E io sono solo. Quindi si rivolge a me, e intavola un discorso.

  • Mario..
  • Mario?
  • Mario... cioè Qemal.
  • Kemal? Come Atatürk?
  • Sì, come lui, grande uomo Atatürk!
    .

Qemal Sak... da Durazzo, Albania. Mi mostra con orgoglio il suo foglio di soggiorno. Il suo muro di Berlino lo infrange quando traversa l'Adriatico proprio in quell'anno, l''89, e approda a Ravenna. Ha fatto il marinaio, il pescatore in Albania e Italia. Ora fa lavoretti dove capita; al mare, in campagna, ovunque ci sia bisogno.
Nome turco, cognome di origini slave, lingua albanese. La sua famiglia viene da un villaggio del Montenegro, e approda infine in Albania.

  • Un villaggio tranquillo, lavoratori, gente pacifica, pacifica...

Non dice altro Qemal, ma quell'aggettivo ripetuto due volte, che gli muore in bocca, sigilla il dramma dei Balcani.
Forse di religione islamica, certamente di lingua albanese, la famiglia di Qemal è sballottata dalla storia.

  • Mio padre ha fatto il servizio militare nell'esercito italiano.
    .

Già, l'epoca in cui dovevamo spezzare le reni alla Grecia. E per cominciare avevamo occupato l'Albania. La nostra guerra lampo l'abbiamo fatta lì. Cinque giorni per deporre il re e dimostrare ad Adolf che anche noi non scherzavamo. Così il papà di Qemal si trova indosso la divisa italiana. Qualche anno e la butterà da qualche parte, e diverrà partigiano.

  • Posso farti qualche foto, Qemal?

Contentissimo, si mette subito in posa. Ma in breve mi ragguaglia su alcune sue teorie. È convinto, per esempio, che Shakespeare sia Italiano.

  • Italiano?
  • Sì sì, Italiano, forse Toscano!

Mi lambicco per rinvenire qualcuna delle varie e bizzarre teorie su Shakespeare, ma Qemal non mi lascia il tempo:

  • Ha scritto Romeo e Giulietta... E anche il mercante di Venezia!

Veramente è un "giudeo", quel mercante lì, ma non mi sembra il momento di sottilizzare.

  • Ma ha scritto soprattutto sul Veneto: Verona, Venezia... perché Toscano?
  • Ma sì, Italiano!
    .

Qemal ha due figli, un maschio a Brindisi e una femmina a Pesaro, ambedue sposati. Ha girato un po' tutta la costa adriatica, a lungo ha fatto il pescatore a Chioggia. E le umiliazioni patite lì le ricorda ancora.

  • C'è un parroco lì, a Sottomarina... Don X (mi ha detto il nome, e l'ho anche rintracciato; ha un cognome tipicamente veneto). È leghista. C'è tutto un gruppo di Leghisti. Mi diceva sempre, appena mi vedeva in chiesa: "cosa fai qui? Tornatene a casa tua!". Ma casa mia è l'Italia, dove devo andare? Ma lui niente: "ve ne dovete tornare a casa!". E chiudeva le porte della chiesa a noi non Italiani...
  • Quel prete decisamente non mostrava spirito cristiano...
  • Ce l'avevano anche con la bandiera italiana. Con la bandiera italiana! Una volta l'hanno bruciata! Bru-cia-ta! Capisci? Bruciata! Io ne avrei fatto dei Picasso al muro!

.

  • Picasso al muro, Qemal?
  • Sì sì, Picasso al muro!

Mentre sorrido pensando ai leghisti ridotti a Guernica, Qemal, per spiegarmi cosa intende dire si alza, prende la rincorsa, e corre al muro. E stampa la sua mano sui mattoni.

  • Picasso al muro, capisci?
  • Capisco bene! –rispondo continuando a sorridere.

Qemal è uomo pacifico, con grande ammirazione per il nostro paese. È l'unica volta che si agita durante la nostra conversazione. E sorridendo anche lui continua a battere la mano sul muro. Gli piacerebbe risolvere le inquietudini che attraversano l'Europa così, battendo la mano sul muro. E piacerebbe anche a me.

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