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    Webb e la doppia cornice


Alex Webb, fotografo Magnum, ha raccolto trent’anni di scatti in The suffering of Light, da cui appare evidente la sua ricerca sulla doppia cornice. Si potrebbe parlare di scatole cinesi, ma sarebbe in parte fuorviante: gli elementi che compongono le scatole cinesi sono sostanzialmente analoghi

Alex Webb, Mirror vendor on a landing strip, 1993
Alex Webb, Mirror vendor on a landing strip, 1993

Cosa intendo con doppia cornice? La foto è una “cornice”: ritaglia e incornicia una porzione di visibile.In molte foto di Webb la cornice è doppia, o multipla. Spesso è uno specchio, “abominevole” nel mondo fantastico degli eresiarchi di Borges perché raddoppia la realtà, ma Webb ha un occhio particolare per individuare tutto ciò che può divenire una doppia cornice: una scatola bucata, il varco d’un muretto, un chiosco, un’automobile e naturalmente anche un’ombra. Insomma, la doppia cornice è un ritaglio nel ritaglio

Alex Webb, Haiti, 1987
Alex Webb, Haiti, 1987

.Gli specchi da sempre sono motivo d’attrazione: impongono la riflessione. E nella fotografia han trovato diversi cultori. Gli specchi deformanti di Kertész, per esempio. O le effusioni nella brasserie di Brassai. Ma proprio questi confronti mettono in luce la particolarità di Webb. Le distorsioni di Kertész s’impongono nella loro unicità che sostituisce il visibile. Il bacio di Brassai, con le sue varianti, raddoppia il visibile, ci offre un’ulteriore angolazione. Diventa eco visivo del soggetto.

Gli specchi di Webb, invece, sono porzioni mutile di luoghi che la fotocamera non potrebbe riprendere simultaneamente. E frantumano l’unità della visione. La foto diventa un album, ovvero una foto che mostra più foto. E le molteplici cornici ci mostrano luoghi e figure che pur essendo porzioni dello stesso spazio sembrano isolati, chiusi.

Alex Webb, Haiti, 1986
Alex Webb, Haiti, 1986

.A osservare le cornici architettoniche nelle foto di Webb ci si rende conto che lo specchio è solo un amplificatore, e che il vero soggetto è l’incongruità del presente. Anzi l’unità spaziale rende ancor più straniante dover ammettere che il presente è un’aggregazione di fenomeni ed episodi eterogenei e privi di correlazione tra loro. Lo sappiamo, ma una cosa è sapere, altra vedere. Il presente si rivela come teatro dell’assurdo.

Alex Webb, Leon, 1987
Alex Webb, Leon, 1987

Alex Webb, Kampala (Uganda), 1980
Alex Webb, Kampala (Uganda), 1980

Alex Webb, Nuevo Laredo, 1996
Alex Webb, Nuevo Laredo, 1996

.Così raffinata la capacità di Webb di cogliere il presente come un convegno di incongruità, che talvolta può persino fare a meno della doppia cornice, e sottenderla. E il risultato è ancor più straniante..

Alex Webb, Softball fans, 1989
Alex Webb, Softball fans, 1989

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