SORRY
  • Istria & Dalmazia

Del primo viaggio ho più parole che foto. Le diapositive si sono degradate, malgrado siano state custodite con cura, e solo poche sono accettabili.
Era ancora Yugoslavia, era il 1986. Sbarco a Zara con una poderosa Renault 4. Città sorprendente per la vitalità, parecchi i locali vivaci, moderni, pieni di giovani intenti a conversare tra le opere di esposizioni estemporanee e musica sostenuta.
Sulle strade auto datate, modelli di vent'anni o più, ma immacolati, come se fossero usciti dalla fabbrica il giorno prima. Molte Zastava -le Fiat fabbricate in Serbia- ma qui e là anche Mercedes anni '50, lucenti. Ricordo ancora una pensilina d'una fermata d'autobus in cui le sedie provenivano in tutta evidenza da un cinema di seconda visione: in legno, con la seduta ribaltabile e i braccioli condivisi. Sedie ancora in buono stato, senza evidenti segni d'usura; perché buttarle? C'era sapienza e dignità in quel mondo che non navigava nell'oro e che perciò si apriva al turismo.
Nel percorso con soste pressoché canoniche -Traù, Spalato, Curzola e Dubrovnik- il volto bonario di Tito è stata una presenza assidua nelle pensioni, nei locali, persino nella sala mensa d'una cava. Mai però di dimensioni soverchianti, un Tito mai titanico, anzi di dimensioni modeste, come un Lare, un nume tutelare da culto domestico.
Quando vidi Traù, in croato Trogir, pensai subito a quanto fosse affine a Siracusa, e fu una grossa sorpresa scoprire che è stata fondata proprio da Siracusani. Anche il suo nome ha origini greche: Τραγούριον, Tragurion. Ma il suo aspetto è un connubio di Venezia e Vienna, e ancor più si nota a Curzola, dove le bifore ancora sembrano voler far gara con quelle della laguna. A Brazza, a rimarcare gli antichi rapporti con Venezia, m'han spiegato che sveglia si dice 'svegliarin', cucchiaino 'cuciarin', e d'altronde la strada principale di Dubrovnik, l'antica e orgogliosa Ragusa, si chiama 'stradun'. Ma sono lacerti, ormai. In Istria e nello Zaratino, invece, non è infrequente sentir parlare triestino e si gustano ottimi piatti di tipico sapore veneto, come lo scorfano con la polenta. I rapporti tra le due coste adriatiche son sempre stati intensi, prima della divisione del mondo in due blocchi, e per far di fretta dico solo due nomi: Laurana e Niccolò dell'Arca. Oggi l'unico vero ostacolo è l'iperturismo, ma tra le 300 e più isole dello Zaratino ce n'è ancora tranquille, al punto da sembrar quasi fuori dal tempo.

Curzola, 1986

Dubrovnik, 1986

Rovigno 2006

Cartoline e altro

Melada e Isola lunga 2008

cartoline e altro

Intoccabili

Le ferite non rimarginate del passato sono liminari, in Istria e Dalmazia, in luoghi marginali rispetto ai grandi flussi. Ve n'è diverse, ma a Melada alcune sono emblematiche: un edificio a pochi metri dal mare, in una posizione unica, entro un'insenatura molto frequentata. Sarebbe un ristorante ideale, o un luogo di ristoro, uno stabilimento balneare. Il tetto ormai crollato, vandalizzati gl'interni. Era una colonia per ragazzi serbi che il mare, forse, lo vedevano solo qui. E un altro edificio che potrebbe essere un albergo con una posizione invidiabile: tra i pini, a due passi dal mare quieto, ci si potrebbe tuffare quasi dai balconi. E anch'esso è in abbandono, martoriato. Era una caserma dell'esercito federale yugoslavo.
Eliot scrisse nel Mercoledì delle ceneri: "la bianchezza delle ossa espii sino all'oblio". A questi edifici sembra toccare la stessa sorte.

Ilovik 2010

Lussino 2011

Trieste Istria Lussino 2014

Sprazzi