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    Pranzo alla cava di pietra

Quella mattina m'ero alzato presto ed ero andato a zonzo finché non mi sono imbattuto in una cava. L'isola di Brazza (Brač) è celebre per la sua pietra, con cui sono stati costruiti il palazzo di Diocleziano a Spalato e, per fare un altro esempio, quel palazzo che a Washington chiamano Casa bianca.

La cava era a ridosso della strada, gli operai intenti al taglio e all'estrazione, e ho cominciato a fotografarli al lavoro. Sono rimasti così sorpresi dalla mia attenzione nei loro confronti che al suono della sirena d'intervallo il capo cantiere mi ha invitato a mangiare con loro. Ho provato a rifiutare, ma ha insistito cordialmente e ho quindi accettato con piacere. Erano le 10 di mattina.

Brazza, cava di pietra, 1986
Brazza, cava di pietra, 1986

Forse avevano cominciato all'alba, e quindi magari avevano già quattro ore di lavoro al martello pneumatico sul groppone. Ma era un pranzo in piena regola. Ho ricevuto come tutti un piattone enorme di pasta bianca ben scotta con della carne lessa abbastanza dura e stopposa. Ciascuno degli operai s'era portato il bere da casa. Chi aveva una bottiglia di vino, chi qualche liquore casalingo dal colore brunito. I loro piatti sono stati divorati rapidamente mentre io, per ragioni imperscrutabili, andavo un po' a rilento, nel tentativo di armonizzare il duro e stopposo col molliccio.

Brazza, operai in pausa pranzo, 1986
Brazza, operai in pausa pranzo, 1986

Nel giro di poco tempo i piatti erano lindi e anche le bottiglie erano vuote e molti, dopo aver spostato il piatto, chinavano la testa sul tavolo e crollavano in un sonno repentino e profondo. Gli altri, pochi a dire il vero, hanno continuato a conversare, sotto lo sguardo benevolo di Tito. Lo conoscevo bene ormai, il suo sguardo. Lo avevo incontrato in tutte le case in cui m'è capitato di dormire.

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