Ninfeo di Erode attico, 1988. Olimpia, Grecia Per godersi Olimpia bisogna pernottare, e levarsi all’alba. Di giorno è un continuo andirivieni di pullman, frotte infinite di turisti e guide. Di giorno conviene andare al museo, meno frequentato, ad ammirare ciò che resta.
Ossario del monastero di Dionisio, 2009. Aghion Oros (monte Athos), Grecia Sulla penisola del monte Athos dalle coste impervie e scoscese, all’estremo lembo orientale della penisola calcidica, sorgr una ventina di monasteri e alcuni piccoli villaggi della comunità ortodossa.
La Grecia è un pugno di montagne scagliate nel mare. Ed è straordinario, forse unico che chi ha vissuto costretto tra montagne e mare non abbia sviluppato quella insularità aspra che caratterizza regioni simili bagnate dal Mediterraneo, almeno in antichità, e abbia sviluppato una civiltà che ancora ci nutre.
Il signor cestaio. Volax, Tinos, 1989. Nel cuore di Tinos, a discreta altitudine, si trova una vallata pietrosa costellata da rocce granitiche tondeggianti. La leggenda vuole siano piovute dal cielo, e in effetti vi si respira un’aria vagamente lunare. Al termine della strada c’è un crocchio di case sparse a caso, come un lancio di dadi.
Monastero di Kechrovouni, Tinos, luglio 1989. L’icona miracolosa di Tinos, la Megalochari -Grazia infinita, tradurrei- è un ritrovamento recente, dell’Ottocento. Ma è considerata antichissima, addirittura precedente la lunga, secolare stagione bizantina. Studiosi affermano con convinzione che l’abbia dipinta proprio Luca, l’Evangelista. Anche il ritrovamento ha del miracoloso.
Sono gli ultimi metri, gli ultimi metri da fare carponi. Restano la gradinata, uno spiazzo, un’altra gradinata, e poi sarà nel santuario. La signora ha già percorso così quasi un chilometro dal porto. Sempre a quattro piedi, cercando di appoggiare le ginocchia sulla gonna per evitare di spellarsele sino all’osso. Le più attrezzate giungono con i paraginocchia, ma lei no. Forse per ingenuità -magari è il primo pellegrinaggio- forse per il voto promesso. Camminare a quattro piedi per quasi un […]
1988, più di trent’anni fa. Uno splendido viaggio compiuto con i mezzi locali, che quasi meriterebbero un libro. Non so con esattezza dove si trovi questa chiesa, che fu una rivelazione, se non da qualche parte nel Peloponneso, tra Nauplia, Tripoli, Olimpia, o qualche altro luogo ancora.
Signora, posso farle una foto? Quella domenica avevo cominciato a far foto prima dell’alba, sinché le campane m’avevano attirato verso una chiesetta del paese vecchio, Chora. I Patmioti cominciavano a sciamare, dopo la liturgia, col pane benedetto che avrebbero mangiato nel corso della settimana.