STORIE
Quel che resta della notte
Probabilmente ho scoperto l’esistenza di Coo sulle pagine di Jung, quando racconta della visione cruciale che ebbe in seguito a un infarto. Nel momento decisivo, quando si trovava in cielo e stava per lasciare l’esistenza, vide “fluire un’immagine” dall’Europa: “è il mio medico… Ma adesso sta venendo nella sua forma originaria, come un basileus di Coo. Nella vita egli era un avatar di questo basileus…”.
Un bel groviglio semantico che mi ha imposto pausa e riflessione: non avevo molta dimestichezza con basilei, avatar e Coo.
Anni dopo, approdato a Coo nel 1990, non m’aspettavo certo di trovare basilei, o Ippocrate, il più celebre dei suoi figli. E nemmeno ressa di malati nel suo celeberrimo Asclepeion, il tempio di guarigione dedicato ad Asclepio. La ressa, nella Coo di fine Novecento, era intorno ai disco bar. E non m’aspettavo nemmeno quella. Ogni isola, nell’Egeo, fa capo a sé, ma quelle con aeroporto hanno subìto un maggiore impatto turistico, non di rado devastante: ne sono state snaturate.
I charter scaricavano a Coo frotte di giovani nordeuropei con cadenza settimanale, in cerca di sole mare musica alcol. Talvolta capitava di vederne qualcuno, la mattina inoltrata, riverso sul marciapiede: incapace di raggiungere l’alloggio, o crollato di botto, smaltiva col sonno profondo la pesante sbornia sul marciapiede, sotto il sole già cocente.
La cacofonia nella via dei disco bar è indicibile: davanti a ogni locale, di dimensioni modeste, un impianto da palasport a tutto volume. La ristretta superficie tra un locale e l’altro, dove si era costretti ad ascoltare in simultanea i due diversi bombardamenti, metteva a dura prova chiunque.
E in mattinata scattavano le grandi pulizie, radicali. Cataste di sedie d’un lato, raccolta dei rifiuti, acqua a iosa sull’asfalto. In assoluto silenzio.
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