STORIE
Alessandro Magno in mongolfiera
Questo è il profilo di Ioannis nel 1988, l'anno del nono centenario di fondazione del monastero dedicato a Giovanni evangelista, a Patmo, dove il più giovane dei discepoli di Cristo sarebbe stato confinato e avrebbe avuto la celeberrima visione apocalittica. A Patmo, allora, erano molti a chiamarsi Ioannis, e probabilmente ancor oggi. Questo Ioannis era stato il macellaio del paese, e si godeva la pensione seduto nella piazzetta di Chora, il candido, affascinante paese che contorna il maestoso monastero come un merletto.
Tutte le sere le passava a un tavolo di Vaggelis, seduto accanto alla porta d'ingresso, con un piatto di karpouzi -cioè cocomero- e un bicchiere di ouzo. Gli anziani del paese, allora, parlavano tutti italiano: in gioventù avevano studiato in scuole italiane. Il Dodecaneso è stato italiano dal '12 sino al '47, dopo la seconda guerra mondiale. Lamentavano di parlarlo poco, ma in realtà lo parlavano bene, fluentemente. Un italiano che è difficile leggere nei social odierni.
Così, appurato d'avere a che fare con Italiani, aveva subito ordinato karpouzi e ouzo anche per noi, e intavolato una conversazione. Ioannes era ospite fisso da Vaggelis e quindi tutte le sere che capitava di mangiare in quel ristorante, e capitava spesso, si facevano due chiacchiere con lui, sempre condite da karpouzi e ouzo che ci teneva a offrire.
Una sera gli raccontai che ero stato ad Apokalipsì, la grotta in cui Giovanni sarebbe stato rinchiuso. In quella grotta, vuole la leggenda, avrebbe avuto la visione che conclude la Bibbia. Lì avevo deciso di rileggere l'Apocalisse, ed era stato un tormento: ogni dieci minuti arrivava un gruppo di turisti a cui una guida spiegava laconicamente i punti salienti della grotta: qui Giovanni poggiava il gomito, qui Giovanni ha fatto questo e altro. Sempre la stessa litania, ma in tutte le lingue d'Europa.
Quando Ioannis capì che avevo letto l'Apocalisse ad Apokalipsì, sbalordì. Non per il luogo, come riuscii a capire. Ma perché è un libro che non bisognerebbe leggere. A mia volta stupii d'essermi imbattuto in un tabù a me sconosciuto, così cercavo spiegazioni: perché non bisogna leggerlo, Ioannis? "Ci sono segreti, misteri! Si parla anche dei viaggi di Megas Alexandros!".
Inteso al volo che si parlava di Alessandro magno, di cui ovviamente non v'è la minima traccia nel testo, piuttosto che smontare il suo tabù cercai di approfondirlo: "ma parli del viaggio che ha fatto con la sua armata sino in India?". "Sì, forse, anche...". Come poteva saperne di più, se non aveva mai letto l'Apocalisse? "Megas Alexandros -cercò di spiegarmi- ha fatto anche viaggi in mongolfiera!".
Il mio stupore, benché ben celato, era supremo. Avevo letto del viaggio di Alessandro magno in mongolfiera in un saggio di Aby Warburg, uno straordinario studioso tedesco. Ciò che m'era rimasto di quella lettura era il tono favoloso e quanto mai remoto. D'una fiaba che aveva incantato focolari ormai spenti da secoli, che era stata rinvenuta da un archeologo delle idee e messa in una teca d'un museo ideale delle leggende smarrite. In compagnia di basilischi e figure fantastiche analoghe.
E invece dimorava ancora a Patmos nel 1988, incarnata in Ioannis, cordiale, generoso e bonario uomo patmiota. Credo si sia spenta con lui, la fantastica leggenda di Alessandro magno in mongolfiera.
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